Lo spettro dei disturbi depressivi è incluso in quelli che minano la sfera dell’umore della persona. I termini depressione e umore, come molti altri che si usano in psicologia, sono di uso comune nel linguaggio quotidiano. Esperienze soggettive come tristezza, gioia, irritazione, sembrano a prima vista più accessibili di termini come delirio, ossessione, allucinosi. Eppure, anche nel lavoro clinico spesso la differenza tra emozioni, affetti, umore, sentimenti, non è né scontata né banale.
Ippocrate parlò di Melanconia come malattia caratterizzata da una profonda tristezza e dovuta all’aumento della bile nera, uno dei quattro umori che secondo lo studioso regolavano le attività dell’organismo. Areteo di Cappadocia sarà il primo a scoprire le correlazioni tra mania e depressione. Durante il Medioevo l’impostazione biologico-naturalistica cede il passo a quella animistica che incentra nel conflitto tra Bene e Male gli estremi di una lotta il cui risultato è la depressione. La cura per questo può risiedere solo nella preghiera e nel pentimento. Nel Rinascimento si ritorna ad una concezione biologica della Depressione e i rimedi tornano ad essere estratti vegetali, diete particolari, salassi. La contrapposizione tra teorie biologiche e animistiche continuerà fino ai giorni nostri.
Gli studi epidemiologici delineano un quadro poco rassicurante, sembra che ne soffra dal 10% al 15% della popolazione, con una frequenza maggiore tra le donne.
Il Disturbo Depressivo è associato ad una elevata mortalità. Fino al 15% degli individui con un Disturbo Depressivo grave muore per suicidio.
Altri disturbi sono frequentemente presenti contemporaneamente alla depressione (per esempio Disturbi correlati a Sostanze, Attacchi di Panico, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Anoressia Nervosa,Bulimia Nervosa, Disturbo Borderline di Personalità).
Inoltre appare possibile che il 20%-25% degli individui con determinate condizioni mediche generali (per esempio diabete, infarto del miocardio, carcinomi, ictus) svilupperanno sintomi depressivi nel corso del tempo. D'altra parte, il trattamento della condizione medica generale è più complesso, e la prognosi è meno favorevole se è presente il Disturbo Depressivo.
La depressione (Singola o Ricorrente) è due volte più comune nelle femmine adolescenti e adulte che nei maschi adolescenti e adulti. Nei bambini prepuberi, maschi e femmine sono ugualmente affetti. Le frequenze negli uomini e nelle donne sono più elevate nel gruppo di età dai 25 ai 44 anni mentre le frequenze sono più basse sia per gli uomini che per le donne oltre i 65 anni.
Il Disturbo Depressivo può esordire ad ogni età, con un'età media di esordio intorno ai 25 anni. Alcuni hanno episodi di depressione isolati seguiti da molti anni senza sintomi, mentre altri hanno gruppi di episodi, e altri ancora hanno episodi sempre più frequenti con l'aumentare dell'età. Alcuni dati suggeriscono che i periodi di remissione generalmente durano più a lungo all'inizio del decorso del disturbo. Il numero di episodi precedenti predice la probabilità di sviluppare un successivo Episodio Depressivo.
Beck definisce la depressione come un alterato stile cognitivo della triade Mondo-Io-Futuro: il paziente depresso percepisce il Mondo come pieno d’ostacoli insormontabili, considera Se stesso come impotente di fronte ad essi e non ha alcuna speranza di esercitare un controllo sul proprio destino. I soggetti predisposti alla depressione avrebbero subito nell’infanzia un “distacco precoce”, reale o simbolico, dalle figure genitoriali. Ciò determinerebbe un’immagine di sé “perdente” grandemente esposta a rischio di contrazione di sintomi depressivi in occasione di eventi traumatici che implicano una perdita e una riattivazione della visione negativa della triade Io-Mondo-Futuro.
Gli studi supportano l’ipotesi dell’ereditabilità della depressione, infatti i figli di genitori depressi presentano un rischio più elevato di sviluppare depressione. Tra le cause della depressione si hanno anche modificazioni a livello biologico, nella regolazione di alcune sostanze come neurotrasmettitori e ormoni.
Il modello Cognitivo-Comportamentale postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, sottolineando come molti dei nostri problemi (tra i quali quelli emotivi) siano influenzati da ciò che facciamo e ciò che pensiamo nel presente, qui ed ora. Le ricerche scientifiche internazionali considerano il modello Cognitivo-Comportamentale come il più efficace per il trattamento della Depressione.
Il trattamento cognitivo-comportamentale, come suggerisce il termine, combina due elementi metodologici estremamente efficaci:
- comportamentale: aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona ha in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Aiuta inoltre a rilassare mente e corpo, così da sentirsi meglio e poter riflettere e prendere decisioni in maniera più lucida.
- cognitivo: aiuta ad individuare pensieri ricorrenti, schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni negative che vengono percepite come sintomi e ne sono la causa. Aiuta inoltre a correggerli, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più oggettivi, o comunque più funzionali al benessere della persona.
Il trattamento Cognitivo-Comportamentale è: